Ischia, il mare racconta la storia dell’isola

Immersione dopo immersione viene a galla la vecchia “Aenaria”

Siamo giunti ormai al settimo anno di immersioni e di ricerche che hanno portato alla luce tasselli di storia dell’isola d’Ischia che si ricompongono giorno dopo giorno. I fondali di Cartaromana romana hanno custodito gelosamente la storia dell’insediamento e l’approdo portuale di Aenaria (l’antica Ischia).

Ischia, rovine romane nella baia di CartaromanaQuesta meravigliosa storia viene raccontata grazie alla Soprintendenza archeologica, con l’area marina protetta Regno di Nettuno, e con i mezzi e gli operatori di una cooperativa, la Marina di Sant’Anna Srl, nata dalla geniale intuizione di Giulio Lauro, pescatore e barcaiolo, che con fiera e motivata soddisfazione racconta: “Sapevamo che lì sotto era custodita la nostra storia ed abbiamo deciso di scoprirla, per assicurare un futuro ai nostri figli e dare un forte impulso al turismo archeologico e culturale a Ischia”.

Il bilancio delle ricerche è sorprendente, dando la possibilità di riscrivere parte della storia e della topografia antica di questo versante dell’isola. Infatti, fino ad ora, Ischia risultava avere una scarsa rilevanza archeologica sia in ambito di edilizia aristocratica che in quello del commercio marittimo, rilevanza che invece risulta essere importante nella vicina Napoli.

Ischia ritrovamenti archeologici sottomariniOggi invece, dopo sette anni di costanti ricerche, scopriamo che la baia di Cartaromana era un’area molto frequentata già dal dal terzo secolo avanti Cristo, soprattutto grazie alla presenza di una ampia banchina portuale. Non mancano poi, nei meravigliosi fondali della baia di Cartaromana, i resti di una villa marittima che riscrivono decisamente la storia donando ad Ischia la sua giusta rilevanza.

In attesa che sia istituito un parco archeologico subacqueo le immersioni continuano, ed in un’area delimitata da boe si sono portati alla luce oggetti preziosi, monete, lingotti e scarti di lavorazione. Questi ritrovamenti oltre a certificare la presenza dei Romani danno la sensazione che a causa di un terremoto o di un’eruzione le persone non abbiano fatto in tempo a scappare.

Cresce quindi ancor di più il potenziale dell’area, che fa a gara con il Museo di Pithecusae, a Villa Arbusto, dove sono custodite le tracce del primo insediamento della Magna Grecia e dove possiamo ammirare la famosa Coppa di Nestore.