La coltivazione delle viti

I Greci la coltivazione della vite e la produzione del vino, aveva raggiunto in epoca omerica una notevole importanza, come può dedursi anche dall’esistenza di numerose varietà di vite e di precise pratiche di vendemmia e di vinificazione, che già Esiodo descriveva. I Greci trasferirono le loro colture, nelle colonie che fondarono in tutto il Mediterraneo. Nell’VIII-VII secolo a.C. la vite era molto estesa nel meridione d’Italia, tanto che i coloni greci denominarono Enotria questa terra. Ischia, che fu la colonia Greca di Pithecusa accolse i coloni greci con la fertilità delle sue terre di origine vulcanica e con il clima mite ideale per la crescita della vite.
Durante la loro storia millenaria la vite ed il vino hanno esercitato sulla cultura dell’uomo un’influenza rilevante e sotto molteplici aspetti superiore a quella di altri prodotti agroalimentari. Ciò è da attribuire principalmente ad alcune particolari caratteristiche di questa bevanda. All’uomo primitivo la fermentazione del mosto dovette apparire senz’altro un fenomeno misterioso, determinato da forze extraterrestri, alle quali egli collegò anche lo stato di euforia e di ebbrezza causato dal vino. Non è inoltre da escludere che il colore del vino, richiamando quello del sangue, abbia indotto l’uomo ad attribuirgli, già in epoche anteriori alla religione cristiana, valori simbolici ed in particolare la funzione di stabilire una connessione tra l’uomo e la sfera della trascendenza. I Greci e i Romani veneravano Bacco –Dionisio, la divinità della vegetazione, della procreazione e del vino, nel cui culto la bevanda era ampiamente usata per aggiungere quell’ebrezza che avvicinava gli uomini alla divinità.
I valori simbolici, religiosi e culturali della vite e del vino sono stati espressi, fino dalle epoche più remote, in una serie vastissima di raffigurazioni. Si può, infatti, supporre che siano rari i musei, le chiese, i luoghi archeologici in cui non siano presenti opere d’arte attinenti alla vite ed al vino. Tra i recipienti usati per il vino, oggetto in tutti i tempi di produzione artistica molto ampia e diversificata, è la coppa. Altri recipienti usati per bere, conservare, trasportare e commerciare vino, costruiti in forme e dimensioni diverse, costituiscono un vastissimo settore in cui l’uomo ha espresso la sua ispirazione artistica: dalle anfore, ai vari contenitori di terracotta, di ceramica, di vetro, fino alle botti di legno, e ai raffinati bicchieri.

Storia del vino d’Ischia

Molto vasta e di antichissima origine è inoltre la poesia ispirata alla vite ed al vino, fiorita in tutti i tempi e presso le varie civiltà: dalle raffinate espressioni del Cantico dei cantici ai poemi omerici.
A Ischia sono custoditi numerosi reperti archeologici di oggetti destinati a contenere il prezioso nettare fermentato e anche le citazioni lettararie in cui questi vengono menzionati riportano all’isola; un esempio per tutti è la famosa coppa di Nestore, cui si fa riferimento nell’Iliade, probabilmente importata da Rodi e sulla quale compare un’iscrizione che allude ai poteri della bevanda in essa contenuta. L’iscrizione di argomento conviviale recita così:
“Di Nestore…la coppa buona a bersi. Ma chi berrà da questa coppa subito lui prenderà il desiderio di Afrodite dalla bella corona”.
Quanto agli effetti del vino, fin dall’antichità era stato, peraltro, ipotizzato un effetto benefico del vino sulla salute, come emerge fra l’altro dalle numerose ricette mediche riportate da Ippocrate di Coo (V-IV sec. a.C.), da Celso (I sec. d.C.), da Dioscoride, da Galeno (130-201 d.C.), dalla Scuola Salernitana, da Paracelso (1493-1541). Gli stessi dunque che avevano riferito dei benefici effetti delle acque termali. Gli effetti positivi esercitati sulla salute da un moderato consumo di vino sono stati chiaramente accertati da numerose recenti ricerche mediche: potenzia la memoria, rallenta i processi dell’invecchiamento ed esercita un’azione antibatterica ed antiossidante, riduce l’insorgenza di alcune patologie.

Vini di pregio dell’isola d’ischia

La produzione del vino rappresenta, dunque, una tradizione antica, tuttora viva e diffusa e, oggi, meritevole di una grande attenzione sia da parte dei produttori che dei consumatori. Viste le sue tradizioni millenarie, l’isola d’Ischia non poteva mancare di prestigiose produzioni vinicole. I vigneti dell’isola di Ischia producono di preferenza vini bianchi, come l’Ischia (biancolella 65%, forastera 20%, altri vitigni 15%) e l’Ischia superiore (forastera 50%, biancolella 40%, san lunardo 10%), ottimi abbinati con il pesce del mare che la circonda, cui si affianca l’Ischia rosso (guarnaccia 50%, piedirosso 40% e barbera 10%), dal sapore vivace e giustamente tannico.
Tra i maggiori produttori segnaliamo: l’Azienda Vinicola D’Ambra I vini aziendali di maggior interesse sono il Biancolella, il Forastera e il Per’e Palummo (piedirosso), vinificati quasi in purezza, con l’aggiunta di piccole percentuali di altri vitigni sempre autoctoni dell’isola (ricordiamo, oltre a quelli già menzionati, altre due particolari vitigni coltivati sull’isola, uno a bacca bianca noto con il nome di uva rilla ed uno a bacca rossa noto con il nome di cannamelu), e poi i classici Ischia DOC bianco e rosso ed il Frassitelli. L’azienda vinicola ospita a Panza un area espositiva dedicata alla vita dei contadini dell’isola: Il Museo del Contadino.

Grande qualità e sapienza si trovano presso le Cantine Pietratorcia (la Pietra Torcia altro non è che uno dei vari tipi di torchio usato nell’antichità). Assolutamente da non perdere la visita alle cantine, dove oltre alla splendida vista panoramica dei vigneti potrete degustare insieme ai vini tante piccole prelibatezze e visitare la Fossa dei Conigli, antico metodo di allevamento di quest’animale in uno stato di semilibertà. Oppure una visita all’antica Antica libreria Mattera sulla litoranea di Forio, dove si organizzano eventi culturali e forum di discussione. Tra i bianchi si segnalano: Vigne del Cuotto, Ischia bianco Superiore DOC, uvaggio di biancolella, forastera, uva rilla e san lunardo. L’ Ischia bianco profuma di erbe mediterranee, piacevole e strutturato si accompagna agli splendidi pesci dell’isola.Infine lo Scheria bianco, vino di buon equilibrio. Passando ai rossi il Tifeo, da uve guarnaccia e piedirosso provenienti da diverse zone di Forio, si presenta con un colore rubino intenso, un gusto vinoso, fruttatto, caldo, e corposo. Lo Scheria rosso non si discosta più di tanto dalla sua versione in bianco. Infine un bianco dolce da vendemmia tardiva, il Meditandum, in cui alle tradizonali uve locali, biancolella, forastera, rilla e san lunardo, si unisce la malvasia aromatica di Candia.
Si segnalano, inoltre, tra i produttori che sono presenti sull’isola: Cenatiempo, Crateca, Di Meglio, Mazzella, Perazzo con il bianco Vigna Spadara, un vino tanto semplice quanto piacevole, ed in ultimo l’Enoteca Pane & Vino, con i suoi Regola Aurea bianco e rosso.