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L’acquedotto dei Pilastri

Fino a circa la metà del 1500 gli abitanti del Castello Aragonese e del Borgo di Celso si approvvigionavano d’acqua all’antica fonte potabile della spiaggia di Carta Romana. Successivamente per fenomeni vulcano-tettonici, la fonte sprofondo’ e con essa le costruzioni del porto angioino.

Per provvedere alla necessità della popolazione si decise di collegare tale centro, attraverso un’acquedotto, con la sorgente di Buceto, ubicata nella cava omonima, a ridosso di Fiaiano ad una quota circa di 420 metri s.l.m.
L’opera (lunga 7200 metri circa) venne iniziata, tra il 1571 e 1575, dal governatore di Ischia Orazio Tuttavilla (che si fermò con la costruzione degli archi e dei pilastri) e fu terminata un secolo dopo, nel 1672, da monsignor Girolamo Rocca,vescovo d’Ischia.

Oggi dell’acquedotto rimangono circa 550 metri, collega lo Spalatriello, lungo la piana del Rio Corbore.

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